L'intelligenza artificiale: salvezza o incubo?

 

Soltanto una persona intelligente sa parlare di cose complesse con parole semplici e comprensibili. Una qualità rara. Ecco cosa pensa del "trend" super  sponsorizzato dei nostri tempi Tatyana Chernigovskaya, neuropsicologa e filologa, specialista nel campo delle neuroscienze.

 

- "La gente è così ammattita da voler costruirsi un sostituto in silicone...- beh, se non in silicone, diciamo, un sostituto digitale. Se tutto ciò che facciamo noi faranno dei programmi,  di che cosa si occuperà la gente liberata dal lavoro?  Si risponde che tutti si dedicheranno alla creatività. Potete anche spararmi, ma dubito fortemente  che nel tempo libero la gente scriverà i sonetti o suonerà il violino. E  sono pressoché sicura che sarà la volta dei forconi, da  usare con il prossimo. Esiste anche un termine scientifico: la civiltà dell'ozio. 

Quando state male, dubito che troverete una consolazione in un programma del computer; andrete piuttosto da un amico o da un'amica. Il computer non sa consolare, ma sa fare una cosa più pericolosa: imitare.

E' possibile che un computer abbia un "io"? 

E' consapevole di avere una personalità? Probabilmente si.  E sorge un'altra domanda: come lo sapremo? Abbiamo degli indizi per saperlo? Rispondo: no, non ne abbiamo. 

Nessuna scoperta scientifica, nessun'opera d'arte si fa al computer, qualunque potenza questo abbia. Una macchina digitale  può fare dei calcoli complicatissimi impossibili per un umano, ma non si tratterà mai di una scoperta, si tratterà solo di prepararla, e poi si continua a pensare. In questo senso la grande scienza e come l'arte."