Il "sigillo della solitudine"

 
Parlando dell’uomo multidimensionale e di alcuni suoi problemi di carattere energetico-informazionale, bisogna essere pronti a usare i termini dati dalla Puchkò e da altri ricercatori russi, perché i termini “scientifici” non esistono (la medicina cura soltanto l’uomo fisico).
 
Una fattura? Le entità? Ma per amor di Dio!
Se ne parlate con il vostro medico o con uno psicologo vi rideranno in faccia, dandovi del superstizioso. Del resto, nemmeno i vari stati border-line psichici non sono curabili efficacemente dalla medicina (si danno dei tranquillanti e basta). Mentre certe volte basterebbe ripulire i corpi sottili e il Sè Superiore.
 
Aggiungo che non è un lavoro che potete commissionare ad un operatore... la matassa che si srotola spesso è lunga, ed è sempre meglio prendere il coraggio in due mani e imparare a dialogare con il subconscio. Per guarire se stessi, da soli. Chi lo ha già provato lo sa.
Non è mia intenzione descrivere qui i metodi dei quali ci serviamo nelle TRR, perché fortunatamente, quasi sempre esistono dei rimedi contadini per le emergenze. O per lo meno, nella pratica popolana russa non sono ancora stati dimenticati.
Prendiamo il cosiddetto "sigillo della solitudine”. Lo può avere una persona che ha collezionato una serie di fallimenti nel rapporto con altro sesso e non riesce a creare una famiglia, a trattenere un partner, o trovarne uno decente. In termini tecnici, è un maleficio (un programma negativo particolare, autoalimentato). Crea un effetto di "nebbia energetica" che nasconde la vittima agli occhi dei potenziali partner. Di solito, sono bloccati anche molti canali che collegano l’individuo alla società.
 
Dunque, cosa consiglia il ricettario contadino? Ce ne sono tantissimi. Eccone soltanto alcuni.
 
Aspettate un venerdì di Luna piena, prendete una ciotola con l’acqua, aggiungete 7 gocce d’acqua benedetta e 10 petali di rosa. Lasciate la ciotola accanto alla testata del letto per tutta la notte. Se al mattino i petali sono affogati, secondo la credenza popolare, avete il sigillo della solitudine.
 
Oppure: portate un anello d’argento sul dito anulare, per tre giorni di seguito. Allo scadere del terzo giorno, prima di dormire, mettete l'anello in un bicchiere d’acqua. Al mattino fate bollire l’acqua. La presenza del sigillo della solitudine è segnalata dalla comparsa della schiuma.
 
Il modo altrettanto “popolano” per togliere il “sigillo" è questo: versate del latte tiepido in una tazza che amate, fate il segno della croce sopra la tazza e dite le seguenti parole: ”Santa Croce. Forza della madre. Latte. Datemi una forza invincibile, un amore infallibile. Vergine Maria protettrice e forze dell’Amore, fate che io mi sposi in terra una persona a me destinata, regalatemi un amore eterno.”
Leggete il “Padre Nostro” ( ricordo ai che detesta le preghiere che sono dei “programmi” per connettersi al server superiore).
Questo rito si fa davanti ad uno specchio. Dopo, prendete una candela e fate il segno della croce sopra lo specchio: da sx a dx, da basso in altro, finché la candela non smetta di crepitare e di fare fumo. La fiamma deve diventare regolare e silenziosa.
Subito dopo fate un altro segno della croce e spegnete la candela. Che fare del latte? La fonte non lo dice. Credo che si butti via.

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